Sorgente: RE ITALY – IL MINISTRO TONINELLI: «IL SETTORE IMMOBILIARE VOLANO CHIAVE PER IL RILANCIO DEL PAESE»

Importanti considerazioni ieri dal ministro Toninelli al RE ITALY di Milano che evidenziano il ruolo primario del settore immobiliare nella produzione industriale. Una presa di coscienza scaturita anche grazie alle insistenti argomentazioni evidenziate dalle diverse associazioni di categoria del settore, concordi nell’affermare che lo sviluppo del comparto risolverebbe da solo gran parte dei problemi sociali ed economici che stiamo attraversando.

E’ facile constatare che il nostro parco immobiliare risulta per circa il 70% appartenente ad edificazioni speculative ed inefficienti riconducibili al boom degli anni ’60 e che il recupero di tali immobili sia tecnicamente ed economicamente sconsigliabile se effettuato senza un’adeguata visione d’insieme

Per contro la riprogettazione in toto di tale parco immobiliare consentirebbe di generare una filiera produttiva dalle ampie potenzialita’ di sviluppo. Partendo infatti da una nuova vista d’assieme orientata ai bisogni attuali, verrebbero a nascere dei nuovi nuclei di progettazione che applicherebbero la ricerca sulle piu’ recenti soluzioni tecnologiche. Verrebbero ripensate le nuove strutture di collegamento, di servizi e degli spazi socio-commerciali, programmando le ricostruzioni, che avverrebbero dopo le relative demolizioni, nell’ottica dell’ottimizzazione del risparmio energetico e con l’applicazione avanzata dei criteri antisismici.

Una filiera produttiva che deve essere affiancata dal sostegno pubblico ma che necessariamente deve svilupparsi nell’ambito dell’iniziativa privata.

L’investimento sul ponte di Messina creerebbe 1000 posti di lavoro, quello sulla riqualificazione degli edifici 15.000. Ma quale sarebbe la ricaduta occupazionale ed economica su un piano come sopra concepito? E soprattutto quanta piu’ qualificazione e professionalita’ potrebbe offrire garantendo risultati apprezzabili non solo dal punto di vista economico ma anche strutturale, energetico e del benessere?

Insomma, cerchiamo di scuoterci dalla rassegnazione degli effetti universali della crisi e cominciamo ad individuare nuovi percorsi per creare ricchezza e sviluppo, sganciandoci dall’ipotesi di proporre redditi di assistenza insostenibili e riconsiderando l’apporto dell’imprenditoria privata, sostenuta da una politica fiscale che favorisca la libera impresa rivedendo i propri meccanismi esattoriali e burocratici.

Una strategia nuova, coraggiosa, in grado di anticipare i consistenti vantaggi fiscali di un domani programmato a scapito dell’incertezza nel continuare a perseguire improbabili modelli impositivi di breve respiro.

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