Uno dei limiti dei mutui di liquidità è rappresentato dall’età del contraente. In linea generale le banche sono disposte (non sempre, soprattutto se si tratta di mutui di liquidità) a concedere credito (e comunque nel rispetto di sostenibilità reddituale e delle altre condizioni da valutare in istruttoria) per una durata che permetta al contraente di non superare i 75 anni alla fine del periodo del rimborso. Quindi, ad esempio, un 60enne potrà vedersi concesso un mutuo della durata massima di 15 anni.

Per gli over 60 esiste un prodotto specifico: il prestito ipotecario vitalizio (Piv). In sintesi si tratta della possibilità di ottenere una somma da una banca dando la casa in garanzia. Il contraente non paga nessuna rata mensile, ma al momento della sua morte, gli eredi saranno chiamati a restituire capitale più interessi.

Potranno altrimenti decidere di vendere l’immobile: se il ricavato è inferiore al debito, la banca non potrà pretendere altro a saldo del dovuto; se è maggiore gli eredi incasseranno la differenza. Questa formula prevede la “capitalizzazione degli interessi” accumulati: il rischio è che gli eredi si trovino a dover restituire una cifra molto elevata se non vogliono perdere la casa. Per non fare lievitare gli interessi il richiedente può però saldarli anno per anno.

Nonostante le modifiche apportate dalla legge 44/2015 volte a migliorarne la fruibilità, si tratta di uno strumento che stenta a decollare in Italia (che lo ha “importato” da realtà estere dove è molto più diffuso). Può essere però adatto a chi non vuole perdere “a priori” la casa (cosa che succede ad esempio con la vendita della nuda proprietà). E nei casi in cui, a fronte di un valore elevato dell’immobile, si ha bisogno di una cifra molto più piccola: in questo modo anche gli interessi saranno minori. È possibile scegliere unicamente il tasso fisso, con un Taeg attorno al 4-5%.

«La cattiva reputazione di questo strumento è ingiustificata – sostiene Claudio Pacella, ad 65Plus, società del Gruppo MutuiOnline specializzata in consulenza in questo segmento – ma si è creato un circolo vizioso per cui molte banche decidono di non tenerlo in portafoglio. In realtà è molto meno traumatico per un anziano fare un prestito di 50mila euro rispetto alla vendita della casa, senza considerare che in questo ultimo caso, per così dire, deve mettere il cartello davanti alla porta. Ma esiste comunque un mercato, dalle forti potenzialità di crescita, e quattro banche in Italia offrono questo prodotto».

Si possono stimare alcune migliaia di contratti stipulati ogni anno in Italia. Come tutti gli strumenti finanziari il Piv deve essere valutato con cautela, «facendo ad esempio attenzione – continua Pacella – a non superare la soglia del 15-20% del valore della casa per il 60-65 enne, fino ad arrivare al 50% dell’ultraottantenne».