Da sempre i grossi investimenti immobiliari si sono concentrati nel cuore urbano delle città: dalla costruzione dei prestigiosi palazzi dei primi del ‘900 e finanziati da capitali provenienti da società finanziarie e grosse società per azioni (per molti anni obbligate ad investire nel settore immobiliare) per arrivare agli importanti investimenti di oggi nelle grandi città (Milano e Roma) nell’ottica di uno sviluppo proiettato alle grandi speculazioni finanziarie e favorito dagli importanti margini derivanti dai molti fondi liquidatori di grossi patrimoni. La conseguente concentrazione delle attività nelle posizioni prestigiose delle città risulta un elemento catalizzatore di questo enorme processo di urbanizzazione, incurante del sempre maggior degrado vissuto nelle svuotate periferie nelle quali ogni investimento risultava una spesa dai profondi connotati sociali più che economici. La totale assenza di programmi concreti di recupero, sebbene ipotizzati da molti insigni urbanisti tra i quali ricordo Renzo Piano, rimarca una volontà di spesa dirottata ad altri progetti che, riferiti al passato, potevano garantire maggiori ritorni economici. La situazione delle molte periferie da Scampia a Tor Sapienza a Roma o dallo Zen di Palermo a Borgata Vittoria a Torino ne rappresentano le evidenti testimonianze. In altre nazioni il problema è emerso con tutta la sua tragicità riferita al malessere esistenziale e si è iniziato ad intervenire: in Francia, dove il problema è molto sentito, sono stati finanziati progetti per 12 miliardi di euro.

Ed arriviamo all’emergenza attuale.

Dalle limitazioni imposte sono sorte delle diverse esigenze che tratteggiano quelle che potranno essere le tendenze del futuro, stravolgendo e rivoluzionando gli equilibri sociali fino ad oggi. Fra tutti sembra emergere la nuova concezione di lavoro non riferita fisicamente ad una sede fisica ma dalla stessa separata sebbene connessa virtualmente. La conseguente riduzione degli spostamenti induce a ripensare con maggior equilibrio alle rinnovate esigenze di spazio e di collocazione della propria residenza, alla quale inevitabilmente dovranno associarsi una buona qualità di servizi, ben diversa dalla offerta di servizi offerta oggi, anche considerando che le città presenteranno sempre maggiori problematiche di convivenza dovute all’ipotizzabile aumento di concentrazione della popolazione. Immobili con maggior spazio nel quale includere anche una stanza per lo smart-working , dotati di maggior efficienza e di spazi esterni da utilizzare in maggior libertà. Il tutto è possibile solo rivitalizzando gli spazi che oggi sono stati dimenticati e che dovranno essere in grado di poter offrire adeguati servizi relativi alle nuove aggregazioni: offerte per l’istruzione e la formazione, per le strutture assistenziali e per i presidi a garanzia della sicurezza: le periferie.

E sarebbe un progetto che garantirebbe interessanti opportunità di crescita a partire dal recupero e dalla costruzione di nuovi immobili in grado di offrire ottime performances energetiche già sfruttando i soli mezzi ad oggi disponibili ma estendibili a nuovi progetti di impianti geotermici, termovalorizzatori, solari, eolici e idrotermici. Per proseguire con la creazione di nuovi spazi verdi (recuperando il modello degli orti urbani), di trasformazione delle aree dismesse (zone industriali, ferroviarie e militari) e di rilancio dei servizi per il trasporto urbano, di costruzione di edifici iconici del tessuto urbano (scuole, università, tribunali, musei, ecc.). Crescita che si rifletterebbe su una maggior efficienza produttiva riconducibile al benessere introdotto ma anche sulla nascita di nuove attività collaterali con una nuova generazione di ricchezza e occupazione e che indirettamente conseguirebbe ad una riduzione di fenomeni malavitosi.

Un progetto ambizioso da sviluppare a step, verificando di passo in passo i risultati ottenuti iniziando dal recupero di zone degradate ed abbandonate, rispettando un piano di sviluppo che fornisca delle linee guida per raggiungere un obiettivo condiviso utilizzando un piano normativo semplificato e snello.

Un’alternativa alla prospettiva di decrescita felice che sta accompagnando l’assenza di programmi che caratterizza il periodo in cui stiamo vivendo.

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